Lo smartworking e i suoi vantaggi

Di recente, lo smart working è prepotentemente entrato nel novero dei temi più discussi. Per fortuna, prim’ancora che la popolazione mondiale si ritrovasse a fare i conti con la pandemia da coronavirus, moltissime aziende, società e Pubbliche Amministrazioni, avevano già adottato forme di lavoro agile. Ma di cosa si tratta e perché può rivelarsi tanto utile? Lo smart working è un modello organizzativo in grado di apportare notevoli benefici alle società e alle aziende che decidono di adottarlo. E i vantaggi sono evidenti sia in termini di produttività, che di welfare e qualità di vita del lavoratore. Nonostante questo, il concetto di lavoro agile e smart working resta ancora malvisto da troppi datori di lavoro, oltre che confuso con pratiche simili quali il lavoro da remoto e il telelavoro. Iniziamo quindi col dare una definizione univoca dell’espressione. Cosa vuol dire esattamente smart working?

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Smart Working – approccio all’insegna dell’autonomia e della flessibilità

Il lavoro agile, o smart working, è una filosofia manageriale che fonda il proprio approccio sull’autonomia del lavoratore e sulla flessibilità, sia in termini di spazi che di orari e strumenti utilizzati. Ne scaturisce una profonda responsabilizzazione della forza lavoro, ma anche una maggior consapevolezza del lavoratore, nonché un miglioramento della qualità della vita di quest’ultimo. Il motivo? Fare smart working non significa semplicemente lavorare da casa, ma anche e soprattutto migliorare il raggiungimento degli obiettivi tramite un incremento della produttività dei dipendenti, a sua volta legata a una riduzione dello stress fisico e psicologico. Ma a beneficiarne non sono soltanto i lavoratori, ma anche l’ambiente, grazie a una netta riduzione delle emissioni dannose e dell’inquinamento, dipesa dall’uso minore di auto e mezzi pubblici. E non finisce qui, poiché le pratiche di lavoro a distanza costituiscono l’unica arma efficace per fronteggiare situazioni di emergenza, sia a livello locale che nazionale. Un esempio su tutti è offerto dall’attuale emergenza pandemica, che ha costretto migliaia di persone a lavorare a distanza. Di recente, tantissime realtà imprenditoriali hanno deciso di adottare il lavoro agile a pieno regime, con l’obiettivo di ridurre il rischio di contagio, ma senza rinunciare alle proprie attività produttive. A rendere realtà questa forma di lavoro è stato il decreto numero 6 del 23 febbraio 2020, che ha imposto la “sospensione delle attività lavorative per le imprese, ad esclusione di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare”.

Le differenze tra smart working e telelavoro

Come accennato in precedenza, lo smart working va inteso come un’evoluzione del telelavoro. Se quest’ultimo è una vera e propria forma contrattuale, il lavoro agile scaturisce da un accordo stretto tra l’azienda e il lavoratore all’interno del tradizionale rapporto di lavoro subordinato. Le due forme di lavoro da remoto si differenziano anche in termini di autonomia e flessibilità. Lo smart working prevede che orari e luoghi di lavoro vengano scelti autonomamente dal lavoratore. Le regole del telelavoro, invece, sono sensibilmente più rigide, considerato che luoghi, orari e dispositivi sono già stati individuati dall’azienda. Se è innegabile che lo smart working appare un fenomeno in netta crescita, è necessario chiedersi quanti sono effettivamente coloro che già lo praticano in Italia. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio per lo Smart Working del Politecnico di Milano, il numero dei dipendenti che godono di una certa autonomia nell’individuazione delle modalità, degli orari e dei luoghi di lavoro continua ad aumentare annualmente. I 480.000 smart workers del 2018 sono diventati circa 540.000, grazie ad una situazione in costante evoluzione. Attualmente, la maggior parte dei lavoratori che ne beneficia si ritiene pienamente soddisfatta, in virtù di una maggior padronanza delle competenze digitali, ma anche per le comodità che tale forma di lavoro comporta. Il clima di autonomia e fiducia che accompagna lo smart working ha innegabili ricadute positive anche sulle relazioni con il caporeparto e i colleghi.

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Tutti i benefici dello smart working

I vantaggi derivanti dall’introduzione dello smart working sono rilevanti e vanno misurati soprattutto in termini di riduzione dei costi e dell’assenteismo e miglioramento della produttività. In base alle evidenze fornite dal già citato Osservatorio per lo Smart Working, è possibile stimare l’aumento della produttività nell’ordine del 15%; questo a patto che si adotti un modello “maturo” di lavoro agile. L’impatto del dato sul sistema produttivo italiano è assai rilevante, soprattutto se si pensa al fatto che il numero complessivo di lavoratori che potrebbero ricorrere allo smart working, perché compatibile con le caratteristiche dell’impiego e dell’azienda, sono almeno 5 milioni (circa il 22% degli occupati). Ipotizzando che la soglia dei lavoratori agili cresca fino a quel punto, è possibile stimare un incremento della produttività media del lavoro intorno ai 13,7 miliardi di euro. Numeri senza dubbio importanti che, nonostante le stime approssimative, possono aiutare a comprendere meglio le potenzialità enormi del cosiddetto lavoro agile. Ma non finisce qui, perché i benefici dello smart working risultano evidenti anche quando si trattano i temi del benessere della persona e dell’ambiente. Vantaggi che possono essere così riassunti:

  • aumento delle motivazioni e dei livelli di soddisfazione personale
  • miglioramento del work-life balance, ovvero del rapporto tra lavoro e tempo libero
  • riduzione dei costi e dei tempi di trasferimento (con lo smart working raggiungere il luogo di lavoro non è più un problema; lo è, invece, per milioni di pendolari, costretti a rispettare orari spesso proibitivi e costi ingenti; in media, si stima che il tempo risparmiato da un dipendente agile per ogni giornata di lavoro ammonti a circa 60 minuti)
  • migliore utilizzo dei mezzi pubblici (riduzione dell’affollamento e miglioramento dell’efficienza di treni, tram e autobus)
  • riduzione del traffico cittadino
  • riduzione delle emissioni di CO2 e dell’inquinamento atmosferico (considerando una percorrenza media di 40 chilometri a persona, necessaria per recarsi sul posto di lavoro, è possibile ipotizzare una diminuzione delle emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno per persona; e tutto questo svolgendo un solo giorno di lavoro a distanza a settimana!)

Considerando l’entità dei benefici offerti dallo smart working, è facile rendersi conto di quanto e come questi siano troppo rilevanti per non implementare fin da subito un piano di interventi capaci di incentivare e migliorare un fenomeno in grado di garantire un nuovo ed importante slancio al sistema Paese. Lo smart working è senza dubbio un modello produttivo sostenibile e vincente, in grado di risolvere buona parte dei problemi delle grandi città e di dare nuova linfa alle aziende che possono beneficiarne. Le ricadute positive sul benessere dei dipendenti e sulla loro qualità di vita completano un quadro assai positivo, che non dovrebbe sfuggire alle aziende e agli addetti ai lavori.

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