Che cos’è una start up: tutto quello che devi sapere

Quante volte hai sentito la parola start up? Non temere, non è la moda del momento. È un termine che viene utilizzato spesso ma non conosciuto da tutti e anche se oggi si chiama così per via dell’influenza inglese, ha un significato che esiste da sempre. Con una start up ci si riferisce, infatti, alla nascita di una nuova attività imprenditoriale innovativa orientata a creare nuovo business.

In questo articolo ti spiegheremo nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere sulla nascita delle start up, sul perché si consideri un approccio innovativo di fare impresa e su cosa sia importante concentrarsi.

Una definizione che chiarisce: che cos’è la start up

Il termine start up deriva dall’economia e si definisce come un’attività imprenditoriale di natura temporanea che ricerca delle soluzioni strategiche e organizzative in crescita nel tempo. Questa definizione spiega le caratteristiche principali del termine e cioè il suo essere scalabile e ripetibile. Nello specifico, una start up deve essere replicabile per permettere di aumentare sia il giro di affari sia le sue dimensioni iniziali. Questo dimostra il suo carattere evolutivo, un’attività che nasce per fare da apripista al business ma sempre orientata al cambiamento. Se nel passato questo termine veniva utilizzato solo per le attività del settore terziario, oggi lo si utilizza anche per un settore economico più in generale, soprattutto negli ambiti innovativi.

Un’altra definizione che aiuta a capire di cosa stiamo parlando la troviamo sul sito della Treccani, che la definisce come la «Fase iniziale di avvio delle attività di una nuova impresa, di un’impresa appena costituita o di un’impresa che si è appena quotata in borsa. Il termine di derivazione anglosassone significa «partire, mettersi in moto».

La normativa di riferimento sulle start up

Il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, anche chiamato Crescita 2.0 ha introdotto un quadro di riferimento organico per favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative (startup). La normativa è stata modificata dal Decreto Legge n. 76/2013 in vigore dal 28 giugno 2013 e dal Decreto Legge n. 3/2015 convertito in legge n. 33/2015 in vigore dal 26/03/2015.

Questa normativa all’articolo 25 regolamenta le start up innovative e le definisce così: «Ai fini del presente decreto, l’impresa start-up innovativa è la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possiede i determinati requisiti». Chi li possiede ha diritto a diverse agevolazioni. Per approfondire ti consigliamo di leggere più informazioni sul sito istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico, in cui puoi trovare anche un modello di Start up Act orientato «sulla crescita sostenibile attraverso lo sviluppo di un ecosistema (piccole e medie imprese, grandi corporate, fornitori di servizi specializzati come gli incubatori e gli acceleratori, Università e Ricerca) animato da una cultura imprenditoriale votata all’innovazione».

La legge specifica anche che per essere considerata tali, la start-up deve soddisfare dei criteri specifici che sono descritti nel dettaglio nel comma 2 dell’art. 25 del D.lg. n. 179/2012.

Come si riconosce una start up?

Per capire però che cosa differenzia una start up da un’attività imprenditoriale così come siamo abituati a conoscerla, devi sapere che ci sono due caratteristiche distintive:

  • un modello di business ripetibile e scalabile ossia una crescita a larga scala
  • un’attività considerata di passaggio, in via temporale

Queste le due caratteristiche principali, anche se poi servono altri requisiti per mettere in piedi una start up. Prima di tutto è necessario aver costituito una società da zero o con un’età massima di 60 mesi e tale attività non deve distribuire utili. In più deve avere un valore annuo di fatturato che non superi i 5 milioni di euro. L’altra caratteristica riguarda l’ambito di interesse dell’attività ed è il motivo per cui viene chiamata start up innovativa. Deve trattarsi, infatti, di un servizio ad alto valore tecnologico. Per stabilire questo criterio di innovazione, ci sono dei criteri specifici, su cui puoi informarti leggendo la normativa di riferimento. Infine, l’ultimo requisito per riconoscere una start up è che non sia stata costituita da «una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda».

Quanto costa aprire una start up

È difficile generalizzare, perché ogni start up ha una sua forma giuridica, ma in linea di massima, ci sono dei costi che riguardano tutti e per questo vogliamo lasciare indicazioni su quanto costi investire su un’attività del genere. Ogni start up deve affrontare dei costi fissi e quindi bolli, imposte e diritti per l’apertura dell’impresa. Considera quindi l’imposta di registro, la marca da bollo e la tassa di concessione governativa per la vidimazione di libri sociali. Oltre a questi costi devi aggiungere quelli relativi alla forma giuridica che si sceglie, perché cambiano da società a responsabilità limitata a società per azioni o altra forma. Potrebbero subentrare i diritti camerali, l’imposta forfettaria e i diritti di segreteria al Registro delle Imprese.

A questi costi fissi devi sommare i costi variabili per l’apertura della start up e quindi le spese per l’atto notarile dal notaio ma anche la parcella per consulenti, commercialisti ed esperti tecnici che aiuteranno nell’iscrizione della società. In questo caso l’onorario varia in base al professionista scelto ed è impossibile fare una stima di massima, anche perché le tariffe sono diverse in base al territorio in cui si lavora.

Insomma, ora avrai fatto chiarezza sul termine e se tra i tuoi obiettivi c’è quello di aprire una start up, sai da quali articoli di legge è disciplinata, sai come documentarti e anche quali spese dovrai affrontare. Rivolgiti a un consulente legale e a un commercialista per saperne di più e continua a leggere il nostro blog per avere nuovi aggiornamenti sull’argomento.