Ritenuta d’acconto per freelance: chi la utilizza e perché

Non tutti i freelance hanno la partita Iva. Se sono agli inizi della loro attività, non sempre la aprono perché hanno paura di pagare troppe imposte e pensano sia più opportuno e sicuro fare un periodo di prova utilizzando la ritenuta d’acconto con una prestazione occasionale.

La ritenuta d’acconto, infatti, è una soluzione molto adottata dai freelance alle prime armi che lavorano con prestazioni occasionali e con questo articolo potrai capire meglio di che si tratta e perché viene scelta da chi si approccia al mondo del lavoro con scrupolo.

Capiamo subito di che cosa si tratta con una definizione. La ritenuta d’acconto funziona come sostituto d’imposta ed è un anticipo delle tasse che prepari al cliente e che versa al posto tuo. Si sostituisce nel senso che versa l’Irpef per te in quanto titolare di partita Iva ma per questo prende una percentuale sul compenso lordo che deve pagarti e la trattiene non per tenersela ma per versarla allo Stato. Questo significa che ogni volta che prepari una ritenuta d’acconto, devi inserire un importo netto maggiorato di una percentuale stabilita dalla legge e da versare come sostituto d’imposta.

Utilizza la ritenuta d’acconto il freelance che non ha ancora partita Iva e vuole svolgere la sua prestazione in maniera occasionale e con clienti diversi. Per questo la ritenuta ha dei limiti di legge. Non bisogna superare un importo lordo annuale con un reddito che deve restare al di sotto dei 5000 euro lordi. Se invece supera questa cifra il professionista deve fare l’iscrizione all’Inps e pagare i contributi.

Ritenuta d’acconto per professionisti con o senza cassa previdenziale

La percentuale della ritenuta d’acconto quindi va considerata sull’importo lordo e senza prendere in considerazione l’Iva, le marche da bollo e la rivalsa Inps. È del 20% per il professionista che ha la residenza in Italia e del 30% per chi risiede all’estero. C’è anche un altro caso in cui la percentuale cambia: se il compenso va a sportivi dilettanti con un reddito annuo percepito superiore a 20.658,28 euro, la ritenuta è del 23%, con aggiunta di addizionale regionale e comunale.

Oltre alla percentuale della ritenuta, va fatta una distinzione tra chi ha una cassa previdenziale e il professionista che lavora senza cassa. Se devi emettere una ritenuta d’acconto a un professionista con cassa previdenziale, il compenso non subisce variazioni e si compone di due parti, il netto che vuoi ricevere e il 20% che dovrà essere versato allo Stato. Per quanto riguarda la parte fiscale c’è un contributo integrativo chiamato percentuale di rivalsa che cambia in base alla cassa di appartenenza. Nella pratica il calcolo da fare è il seguente:

Compenso netto del lavoro: 1000 euro
Rivalsa da stabilire in base alla cassa: 4% (a titolo di esempio)
Ritenuta d’acconto: 20% o altra percentuale in base a quanto detto prima
Bollo di 2 euro in aggiunta, perché il compenso supera il limite di 77 euro (su cui non è obbligatorio aggiungerlo)

Se invece il professionista a cui si fa la ritenuta d’acconto non ha una cassa previdenziale, si deve inserire al compenso una rivalsa Inps ovvero una compensazione del 4% che vale come imponibile ai fini Irpef e che va aggiunta all’importo lordo.

Quali criteri avere per lavorare da freelance con ritenuta d’acconto

Ricapitoliamo. Se non ti senti pronto per fare il grande passo e prima di aprire partita Iva vuoi capire se sei portato per la libera professione, opera in ritenuta d’acconto. Rispetta però la legge e i criteri che stabilisce. Sono stabiliti con chiarezza e regolamentati dalla Legge n. 30/2003 (“legge delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro”), la cosiddetta Legge Biagi, che poi è stata abrogata dalla D. Lgs 81/2015.

Oggi la sola disciplina giuridica che definisce le prestazioni occasionali è l’articolo 2222 del codice civile, il quale definisce il contratto d’opera così:

«Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV.»

In sintesi, questi i due criteri che valgono nella prestazione occasionale:

  • limite di guadagno annuo che non supera i 5000 euro lordi
  • collaborazioni occasionali, soprattutto in base al tempo per cui si lavora per lo stesso cliente

Per questo secondo criterio, la legge specifica che la collaborazione con il tuo cliente non deve superare i 30 giorni con la stessa azienda, quindi non deve essere continuativa né stabile, altrimenti non si opera più in prestazione occasionale, come spiega bene il termine stesso.

I vantaggi di lavorare con ritenuta d’acconto

Tra i vantaggi più importanti di una prestazione occasionale vi è quello di non avere nessuna spesa fissa che si ha quando si apre la partita Iva. Non si paga un commercialista per consulenze e tenuta della situazione contabile, non si pagano le imposte né si si hanno spese di nessuna natura. In pratica, il lavoratore non ha nessun obbligo fiscale. Questo comporta una grande serenità a chi sta per iniziare la carriera freelance. Perché ok, c’è il limite dei 5000 euro lordi da non superare ma consente di partire dal basso, capire quanto si è portati per diventare freelance e non avere nessuna ansia da prestazione. Aiuta quindi a farsi spazio nel mondo del lavoro, a crearsi un piccolo portfolio con i primi clienti e a farsi un nome, che poi aiuta a posizionarsi sul mercato con più sicurezza.